Recensione su MetalBeta

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L’EP dei pisani Evergaze Eternity, nati appena nel 2007, ci regala 4 brani dalla lunghezza media di sei minuti dove l’atmosfera elettronica la fa da padrone, è chiaro che il loro sound sia vicino al dark gothic melodico di ultima generazione e di estrazione pop ma ciò che colpisce sin dal primo ascolto è la quasi maniacale perfezione dell’atmosfera di base dei pezzi molto ispirata e sintetica, tuttavia maestosa e imponente nella sua struttura lineare e carica di effetto.
Che si sentano le influenze dei gruppi più influenti della scena commerciale è palese, di fatto c’è un accento vicino alle sonorità alternative di Evanescence e rock di Skunk Anansie soprattutto riscontrabile in alcune chitarre e nella voce in altri momenti, ma quello che più piace del loro sound è la vena elettronica fascinosa, le ambientazioni che per certi versi si possono ritenere sperimentali e tendenti alla psichedelia nonostante la natura commerciale della proposta.
Quindi scordiamoci le chitarre ultra distorte ed il riffing tagliente, il gruppo mette da parte ed assesta il lato metal su canoni molto blandi a favore di una maggiore cura sull’accompagnamento della voce ed un uso quasi progressive delle tastiere e dei synth, il che rende la band meno orecchiabile di quanto si intenda in questo genere, che se guardiamo ed analizziamo bene un vero e proprio genere non è ma piuttosto una fusione di esperienze diffuse nel tempo; gli Evergaze Eternity sono quindi più morbidi nel complesso ma resi interessanti dagli innesti e dal songwriting scorrevole e malinconico con un accento energico in più, quello della voce femminile che pur non essendo ai livelli massimi imprime quel contrasto giusto e pacatamente dissonante che distoglie l’ascoltatore e che spesso lo distrae dal mood del gruppo che gia da un punto di vista meramente strumentale potrebbe bastare viste le notevoli ramificazioni studiate e sviluppate dei brani…
Quattro brani che si equivalgono quindi, in cui nessuno spicca sull’altro, dove molto spesso le differenze sono minime ma cambia radicalmente l’approccio ed il feeling degli interpreti, il gruppo sembra umile nonostante i musicisti che lo compongono si sente che non sono alle prime armi, certo questo non basta per renderli unici e dissimili dal marasma internazionale ma la strada intrapresa è buona e le capacità ci sono tutte, manca solo la quadratura finale e magari qualche trovata originale in fase di arrangiamento.
La voce di Kyo dovrebbe maturate e alcuni tentennamenti scomparire specie nelle note alte e allungate proprio perché in evidenza per il 70% dell’economia dei brani, e poi consiglierei un uso maggiore della voce maschile magari interpretata con diversi toni, infatti nella parte conclusiva di “Children can kill” si intravedono spiragli di novità e maggiore freschezza rispetto a tutto il resto…
Certo questo non è propriamente il mio genere questo e non sarei la persona adatta a definire e valorizzare gruppi di tale caratura, ma oggettivamente si assomigliano un poco tutti e quel onnipresente ronzio fatto vi voci femminee quasi sempre su tonalità alte credo che alla fin fine stanchi e frustri l’ascoltatore, è questione di gusti ma l’impressione è che questo effetto colpisca anche i fan + accaniti del genere… Ciò che fa la differenza alla fine è sempre la musica e sono gli accompagnamenti di valore specialmente in un settore dove tutto pare standardizzato e terribilmente monotono. Il gruppo riesce anche a convincere invece, le tastiere sono ok così come i giri di chitarra volutamente semplici e insinuanti, prettamente ritmici ma molteplici e sempre pertinenti, basso e batteria ricoprono il loro ruolo discretamente senza poter evidenziarsi con variazioni stilistiche poiché, come dicevo prima, il genere non lo prevede dando importanza alle voci romantiche e alle atmosfere melodiche nel loro complesso, sono certo che con una riveduta generale anche le capacità tecniche dei due potrebbero risaltare e rendere il sound nel suo intero ancora più ammiccante.
Abbiamo quindi un debutto da sufficienza piena, un buon inizio curato in tutti i suoi aspetti specialmente nella cristallina produzione del suono cosa che credo indispensabile per mettere bene in risalto tutti gli angoli della loro musica, il pezzo più ‘duro’ è “My Vicious circe” mentre il più fascinoso di certo “Children can kill” nonostante sappia terribilmente di gia sentito con un lavoro destinato sicuramente agli amanti delle sonorità dark e gotiche più soft, un perfetto déjà vu delle sonorità che portarono mostri sacri del gothic doom metal (Paradise Lost, Anathema, Theatre Of Tragedy, etc) a scoprire la vena più pop ed ‘alternative’ nell’evoluzione del loro sound e l’abbandono del metal pesante. Un giudizio meno buono per la track di apertura che trovo troppo scialba specialmente nella voce con delle impennate e vocalizzi che non mi convincono affatto…

6/10

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